Parliamo di foto o di fotografie?

 

E’ una delle cose più facili fare una foto; hai una buona macchina fotografia e un computer con l’ultima versione di un software di post-produzione e il gioco è fatto…ma poi con il passare del tempo? Vedi sempre la stessa bellezza in quell’immagine?

“Bè, io personalmente la paragono a una bottiglia di Gaja…vuota!” 🙂

La cosa più difficile è fare una fotografia, perché lei ha una sua anima, vive grazie alle nostre emozioni;. Ogni qual volta tu la guardi è come se t’innamorassi per la prima volta; ogni qual volta ti rende vivo, ti strappa un sorriso e arricchisce i tuoi occhi di una gioia immensa e indescrivibile…e la cosa ancora più sorprendente è che non la puoi copiare, è unica nella sua essenza!!!

Parlate più spesso di fotografia nella vita e in modo particolare quando condividete la stessa passione…

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Ciò che vedo è effettivamente stato

Ciò che è bello non necessariamente ci fa vivere un’emozione. 

Siamo circondati da milioni di immagini prive di realtà; ritratti che perdono la loro espressività perché violentati da programmi di fotoritocco, paesaggi deturpati da HDR che danno il loro contributo visivo a ciò che l’uomo sta modificando nel nostro ecosistema; potrei andare vanti con tanti altri esempi ma mi fermo.

Il mio pensiero: impariamo a vedere la fotografia con occhi diversi, coinvolgiamo i nostri sentimenti e non abbiamo paura di mostrare le nostre emozioni su carta, non vietiamo a noi stessi la libertà di comunicare e di amare la scrittura che sia fatta con una penna o una macchina fotografica, perché dietro questa libertà, si nascondono attimi che sentiamo una sola volta nella vita. La fotografia è quella che racconta, anche una bugia alcune volte, ma sempre con quel segno che la contraddistingue, la sua essenza!!!

Concludo con Roland Barthes e vi invito a riflettere su questo breve suo pensiero: La fotografia non rimemora il passato. L’effetto che essa produce su di me non è quello di restituire ciò che è abolito (dal tempo, dalla distanza), ma di attestare che ciò che vedo è effettivamente stato. 

Come si diventa un fotografo?

Pensiero: Nell’attesa di trovare un modo o un mezzo per comunicare, nasce una forte passione e l’amore per un qualcosa di cui ancora non conosciamo l’identità. L’interesse, il desiderio e la voglia di raccontare, grazie alla conoscenza del mezzo, scaturisce energia. Con il tempo ci rendiamo conto che per farlo, abbiamo bisogno di anni di ricerca interiore, di studiare libri su libri e infine abbiamo bisogno della giusta umiltà e maturità, prima di poter affermare: ho trovato il mio modo di comunicare.

Risposta: Attraverso la Comprensione e la conoscenza, attraversando la Fotografia…!

Come imparare a raccontare con la Fotografia, la natura?

Molto spesso mi vengono poste domande come il titolo di questo post, io tramite il mio blog voglio rendere unanime la mia risposta avvalendo un pensiero del Filoso Krishnamurti: “guardare è una delle cose più difficile della vita”  così come ascoltare. “Guardare e ascoltare sono la stessa cosa”. Solo frequentando la natura si afferrano queste parole. Camminare in un bosco, ascoltarne il silenzio, mimetizzare i nostri passi in mezzo agli altri suoni da cui siamo attorniati e guardare, guardare, guardare per cogliere nelle piccole cose, quello che fino a poco tempo prima, neanche immaginavamo di vedere…

Domenico Mendicino

Ascolta il silenzio. Fotografa!

Dovremmo imparare che ogni attimo della nostra vita è il presente.

Il nostro futuro e ogni sguardo devono essere vissuti come se fossero gli ultimi, perché non esiste nulla in grado di assicurarci che non sia così. Presi dalla vita frenetica giornaliera ignoriamo la consapevolezza che guardiamo ma non vediamo, sembrerà paradossale, ma questo accade perché non diamo la giusta importanza alle cose che abbiamo davanti e perdiamo così il nostro presente. Tutta questa mancanza, se vissuta con meditazione, potrebbe arricchire l’importanza della nostra vita e solo dopo, potremmo decidere, se distogliere lo sguardo perché le riteniamo inutile.

Iniziamo il nostro percorso dal silenzio, impariamo ad ascoltare le sue innumerevoli forme. Solo questo genera un’energia creativa straordinaria, rende la mente attenta e dispone l’occhio alla prontezza; questo è quello di cui necessita il Fotografo.

Fotografia e gioia di vivere convivono.

Quando fotografiamo lasciamo dietro di noi ogni cattivo pensiero, abbandoniamolo alle nostre spalle e viviamo la fotografia nel suo comunicare in silenzio e con meditazione, seguiamo con attenzione la presenza delle cose nel loro avvicendarsi; questo è quello che, di nuovo, c’è nel nostro presente, non aspettiamoci nulla in cambio ma sentiamoci liberi sotto la guida dei nostri occhi, in tutto questo avvicendarsi di attimi possiamo dire che siamo già a metà del nostro percorso perché stiamo vivendo con consapevolezza. Tutto un tratto, la Fotografia, diventa diversa da come eravamo abituati a vederla, diventa bellissima, un tutt’uno con vista e meditazione, puro piacere di guardare. Arrivati alla fine di questo percorso impareremo, grazie al nostro modo di “guardare”, che qui ed ora esiste solo il nostro presente.

“L’importanza della Fotografia nella vita di tutti i giorni, usiamola come terapia per ritrovare noi stessi e per staccare la mente dalla vita frenetica che ruba quello che di bello c’è intorno a noi. Fermiamoci a guardare, meditiamo e ascoltiamo in silenzio ciò che la natura ha da donare al nostro presente. La mia ricerca su di essa mi ha portato a comunicare con lei attraverso il mezzo fotografico e, solo chi riesce a vivere questi momenti, può capire quello che di profondo potrebbe vivere in ognuno di noi”. Domenico Mendicino

Fotografia: la sua essenza

Per intraprendere questo percorso, che faremo insieme sulla fotografia, ho deciso di iniziare da un libro che ritengo fondamentale per educare le nostre emozioni ad un nuovo punto di messa a fuoco e di questo dobbiamo ringraziare Roland Barthes.

“Ha subito suscitato il mio interesse perchè è riuscito a trasportarmi, in maniera intuitiva e semplice, ad una lettura della fotografia diversa di quella che fino a quel momento avevo ignorato”.

Siamo educati a classificare la fotografia prima ancora di conoscerne l’essenza; vi porto la ripartizione che Barthes fa su di esse: empiriche, retoriche ed estetiche. Empiriche quando si riferisce a Professionisti o Dilettanti; Retoriche perchè fa riferimento alla più classica delle classificazioni: Paesaggi, Ritratti, nudi o oggetti ed infine Estetiche quando si parla di Realismo e Pittorialismo.

Le classificazioni sopra elencate possono essere applicate ad altri modi di lettura della fotografia, direi molto limitate, perchè non possiamo classificare il vero motivo per cui “quella foto” è stata scattata.

Dovremmo porci una domanda: L’essenza di “quella” fotografia può essere rivissuta se non nella fotografia stessa?

Fotografia: La sua identità

Inizio questo mio blog da una parte fondamentale: la “Nascita” della Fotografia.

Quando parlo di nascita non mi riferisco alla storia, quindi Niépce, la sua finestra e il 1826, ma parlo di quello che avviene dentro di noi quando siamo lì, con penna in mano (macchina fotografica), pronti a fermare quel momento che ha catturato il nostro interesse: “l’anima della fotografia di cui spesso ignoriamo l’esistenza”; questa distinzione è la parte più difficile e più complessa di un fotografo perché non basta avere una eccellente conoscenza della tecnica ed un’altrettanta conoscenza di Photoshop, cosa che al 99% siamo in grado di imparare con un buon corso di tecnica della fotografia, ma abbiamo bisogno di altro, come: conoscere le nostre emozioni e scrivere con una fotografia quello che i nostri occhi vedono.

Poniamoci delle domande: quale interesse abbiamo per la fotografia? E’ solo curiosità del momento o desiderio di viverla? Già, parlo di viverla perché una fotografia deve animare gli occhi del fruitore, deve essere una sorta di trasporto in una nuova dimensione. Sembrerà strano, ma nel momento in cui la guardiamo, stiamo guardando con gli occhi di chi l’ha scattata ed è ancora più interessante capire come gli occhi di un’altra persona siano stati in grado di donare ai nostri occhi la gioia di vivere quel momento.

Con questa breve premessa all’introduzione della fotografia e successivamente nei miei prossimi articoli, voglio indurvi a non scattare migliaia di inutili fotografie ma a scattarne una, nell’istante in cui dentro di noi sentiamo un brivido che scorre sulla pelle fino ad arrivare alle nostre dita e a premere quel pulsante consapevoli che quell’attimo sarà irripetibile ma rivivibile solo grazie a voi… 

Domenico Mendicino